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Metafisica

Personaggi-manichini, prospettive stranianti, accostamenti imprevedibili e incomprensibili, senso di inquietudine, straniamento, senso di sospensione del tempo, senso di mistero: queste sono alcune delle caratteristiche distintive della Metafisica.
È a Giorgio de Chirico che si fa risalire la nascita della Metafisica, una pittura densa di indicazioni nuove rispetto alle avanguardie del Novecento che l'anno preceduta e rispetto anche alla poetica surrealista, cui il pittore italiano si è avvicinato molto negli anni passati a Parigi e della quale però non condivide la fiducia riposta nelle possibilità dell'inconscio e del sogno di svelare la realtà delle cose.
Le prime opere metafisiche di de Chirico risalgono al 1911-15 e non mancano di suggestionare altri artisti italiani quali Carlo Carrà, Filippo De Pisis e Giorgio Morandi, tanto che si può parlare della Metafisica come di un movimento, sebbene le diverse personalità artistiche che vi prendono parte seguiranno poi strade profondamente diverse.
Quello che la Metafisica cerca di fissare è il momento inatteso, capace all'improvviso di gettare una luce nuova sulle cose, rivelandocele come per la prima volta, prive degli attributi convenzionali, e svelandoci quindi un significato sconosciuto e profondo dove delle cose viene fissata la natura enigmatica, nell'immobilità e nel silenzio.
Gli oggetti raffigurati non sono quindi "strani" bensì semplici e riconoscibili, ma sono avvicinati secondo relazioni sorprendenti.
Questo ha due conseguenze fondamentali. La prima è la presenza preponderante di un senso di mistero e di enigma, la seconda e fondamentale è la mancanza di un legame diretto con la realtà, per cui si parla appunto di un'arte "metafisica", in quanto prescinde volutamente dalla realtà della natura. E sebbene l'enigma non venga risolto, ciò che resta non è angoscia, proprio perché, affermando la volontà di parlare di altro rispetto alla realtà, la pittura ribadisce la sua assoluta autonomia.







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