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Movimenti artistici > > dagli anni '60 > - graffitismo :.  


Graffitismo

Agli inizi degli anni Settanta negli Stati Uniti, e in particolare a New York, si diffonde fra i giovani, soprattutto neri di cultura punk e new wave, la pratica di coprire di scritte e immagini realizzate con bombolette spray muri e convogli della metropolitana, immagini capaci di raggiungere dimensioni sempre più grandi e forme sempre più colorate ed elaborate.
Il passaggio da una pratica anonima e totalmente spontanea alla contaminazione con il mondo ufficiale della critica e del mercato artistico viene sancito nel 1973 con l'esposizione alla Razor Gallery delle opere di Hugo Martinez, che l'anno precedente aveva fondato il primo collettivo (United Graffiti Artists) - anche se va ricordato che il primo writer ufficialmente riconosciuto è Taxi 183, identificato, grazie all'abitudine di apporre la sua firma su centinaia di muri, in un articolo apparso nel 1971 sul New York Times.
È però intorno alla metà degli anni Settanta che la popolarità del graffitismo esplode con l'introduzione dei personaggi dei fumetti e con la comparsa sul panorama newyorkese di Jean-Michel Basquiat e Keith Haring, i due esponenti più noti del movimento, cui appartengono anche Ronnie Cutrone, James Brown, Kenny Schart e Rammellzee.
Con questi artisti l'aggressività iniziale si va ammorbidendo e soprattutto differenziando in linguaggi eterogenei.
L'apporto fondamentale del Graffitismo alla scena artistica contemporanea consiste comunque proprio nell'aver rappresentato un momento di rottura con il sistema dell'arte e per l'aver prodotto un'arte realmente fuori dagli schemi in quanto per sua natura non vendibile e perché espressione di una creatività dirompente e indirizzata direttamente al pubblico, senza la mediazione di gallerie, musei o di altri luoghi di fruizione "chiusi".


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