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Seydou Keita

(Bamako, Mali, 1921 - Parigi, 2001)
Quando Keita aprì lo studio nel 1948, c'erano molti scambi tra il Mali e il resto del mondo dopo la fine della guerra. Molti cittadini di Bamako potevano finalmente acquistare beni occidentali. Per esempio, potevano comprarsi un nuovo abito elegante e mettersi in fila fuori dallo studio fotografico di Keita. Questo studio era diverso dagli altri in città, perché Keita sapeva creare composizioni originali e sopprattutto aspettare finché i soggetti fossero a proprio agio. Tra il 1949 e il 1962, Keita fotografa tutta l'alta società di Bamako. I fondali erano inizialmente quelli che riusciva a recuperare, ma in seguito si munì di una serie di tessuti e di carte da parati molto curate e cominciò anche a munirsi di abiti della tradizione africana, con cui vestiva i suoi soggetti, oltre che a vari 'oggetti di scena' che alludevano al loro desiderio di essere 'moderni' (per esempio, uno scooter vespa). E' importante comprendere che queste fotografie sono scattate per i soggetti ritratti, che cioè ambiscono a rappresentare l'immagini di ciò che vorrebbero essere. Seydou Keita è uno dei padri della fotografia africana. Autodidatta, comincia a usare la macchina fotografica che lo zio gli porta dal Senegal nel 1935, una Kodak Brownie Flash.
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