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Con la fine della IIa guerra mondiale inizia la guerra fredda. La costante tensione che caratterizza gli equilibri mondiali finisce per politicizzare anche l'arte: in America Latina, Africa e Asia gli artisti utilizzano il mezzo fotografico per mostrare una cultura in opposizione all' "American way of life" fatto di prosperità, potere e consumismo.
E' del 1955 l'esibizione "The Family of Man", evento che riunisce simbolicamente tutti i popoli con le loro diverse esperienze e che a tutt'oggi rappresenta una delle più importanti rassegne fotografiche a livello mondiale. Il catalogo della mostra, arrivato ormai alla sua ennesima ristampa, può essere considerato un classico…
In Messico si era sviluppato già da tempo uno stile finalizzato a testimoniare la vita e le antiche credenze religiose delle polazioni rurali. Tra i principali esponenti della scena messicana troviamo Nacho Lopez, Hector Garcia, Lourdes Grobet, Graciela Iturbide ma soprattutto Manuel Àlvarez Bravo, influenzato dal surrealismo e dalla figura di Tina Modotti che negli anni '20 gli diede la possibilità di conoscere le foto di Weston.
La prima fotografia di africani sugli africani risente dell'influsso degli europei, che l'hanno importata in Africa attraverso le colonie. In special modo il lavoro dei fotografi che eseguono ritratti, utilizzando fondali accuratamente scelti e vero e proprio materiale di scena, come nel caso di Seydou Keita.
Sebbene la maggior parte della fotografia africana del dopoguerra non conceda spazio alla sperimentazione (come accade anche in Europa), alcuni artisti osano farlo. Un nome su tutti: Omar Said Bakor.
Un'ondata di rinnovamento arriva negli anni '60 con la progressiva conquista dell'indipendenza dai colonizzatori europei.
A Johannesburg viene fondata la Progressive Photographic Society e la rivista di intrattenimento Drum, nata nel '51, viene ridisegnata per favorire l'attività di giovani fotografi e scrittori che caratterizzano la cultura contemporanea.
Sin dai primi tempi in India la fotografia ha un larga diffusione, grazie al colonialismo, tanto che vengono prodotti articoli ed accessori e nascono riviste e fondazioni come Indian Photography and Cinematography o Kodak Indian Magazine. Fotografi come Bresson o la Bourke-White realizzano e pubblicano progetti dedicati all'India ('Halfway to freedom: a report on the New India', 1949, 'Beautiful Jaipour', 1949).
In seguito all'indipendenza dal colonialismo nasce il desiderio di un nuovo tipo di fotografia di indiani, sugli indiani e per gli indiani. Nasce la Federation of Indian Photography.
Alcuni dei nomi di spicco sono Homai Vyarwalla, Sunil Janah, Raghubir Singh, quest'ultimo autore di numerose pubblicazioni che riprendono il paesaggio e la vita quotidiana del popolo.
In Giappone, paese sempre molto ricettivo rispetto alle mode occidentali, domina il pittorialismo, almeno fino alla fine degli anni '30, pur non mancando stimoli ed influenze moderniste sempre di derivazione occidentale (Shinzo Fukuhara, Roso Fukuhara).
Yosuke Yamahata ('Atomized Nagasaki', 1952) fotografa il dopo bomba di Nagasaki il 10 agosto 1945. Nei 7 anni successivi a questo tragico e doloroso avvenimento, gli americani proibiscono la diffusione di qualsiasi foto o informazione al riguardo. Cionondimeno, tale avvenimento segna l'espressione artistica degli anni successivi alla guerra.
Tra i nomi più rappresentativi della nuova fotografia giapponese troviamo Ken Domon,
Shisei Kuwabara, Eikoh Hosoe, Yasuhiro Ishimoto, Shomei Tomatsu e Daydo Moriyama che con le sue immagini esprime l'inizio del declino giapponese per gli effetti di americanizzazione del dopo guerra. Tomatsu, Narahara e Hosoe sono tra i fondatori dell'agenzia giapponese Vivo, che nasce a Tokyo nel 1959 e promuove la 'nuova soggettività' nella fotografia.
Con l'inizio della guerra fredda, e soprattutto del conflitto in Corea, cambia la rappresentazione dei militari americani, non piu' ritratti come coraggiosi e patriottici eroi come durante il conflitto mondiale, ma innanzitutto come uomini vulnerabili, in pericolo e lontano da casa.
Larry Burrows, Carl Mydans, David Douglas Duncan sono solo alcuni dei reporter che hanno contribuito a cambiare l'iconografia delle azioni di guerra e a mostrare immagini crude, che allo stesso tempo possiedono una forte connotazione emotiva.
Dopo la guerra artisti e fotografi, disgustati dalle politiche e dalla lentezza dei cambiamenti sociali, tornano a una condizione di ricerca interiore: astrattismo e surrealismo diventano un linguaggio visivo internazionale per una intera generazione di giovani artisti.
Lotte Jacobi, Frederick Sommer, Jerry Uelsmann, Minor White (che fonda la rivista Aperture nel 1952), Robert Frank.
Anche se la fotografia di strada era praticata fin dai tempi dell'invenzione del mezzo fotografico, il dopoguerra porta nuova linfa a questo genere e a una serie di fotografi americani che proprio nelle strade trovano i caratteri fondamentali della cultura americana. E' la Straight Photography.
La comparsa di un nuovo stile viene sottolineata da alcuni eventi quali 'Twelve Photographers of the American Social Landscape', esposizione del 1966 o 'Towards A Social Landscape' del 1966, o ancora 'New Documents' del 1967.
Sono molti i fotografi che in questo fertile momento storico e artistico contribuiscono, con la propria visione, a interpretare il tessuto umano degli Stati Uniti:
Lee Friedlander, Garry Winogrand, Lisette Model, Diane Arbus, Ralph Eugene Meatyard, Bruce Davidson, Danny Lyon, Larry Clark, Helen Levitt, Duane Michals, Harry Callahan, Roy DeCarava, William Klein, Weegee…
Nel contesto della fotografia documentaria e sociale statunitense, un gruppo di artisti tra cui Lewis Baltz, Robert Adams e Bill Owens si dedica soprattutto all'interazione tra l'uomo e il paesaggio, fotografando i nuovi spazi urbani alla ricerca della "casa nel verde" quale simbolo di prosperità. Eloquente è in tal senso il titolo di una famosa esibizione del 1975: 'New Topographics: photographs of a man altered landscape'.
E' il momento di collegamento a un movimento artistico internazionale chiamato concettualismo, che accellererà i tempi per portare la fotografia al rango ufficiale di arte.
La fotografia pubblicitaria, la moda ed il reportage naturalistico cominciano a utilizzare il colore: Horst P. Horst, Paul Outerbridge, Richard Avedon, Hiro, Bert Stern, Deborah Turbrville, Eliot Porter…
Per promuovere l'utilizzo del colore, la Kodak commissiona alcuni lavori ai principali fotografi (Edward Weston, Paul Strand, Charles Sheeler, Ansel Adams)
Walker Evans rimane scettico all'uso del colore per quasi tutti gli anni '60, fino ad arrivare a sperimentarlo con la rivista Fortune. Nel '72 comincia ad utilizzare la Polaroid.
La fotografia a colori diventa "necessaria" per documentare i processi scientifici, per esempio per immortalare la parte nascosta della luna dall'Apollo II: è il 1969.
Nonostante il vorticoso incedere di vendite di apparecchi televisivi, la carta stampata regge fino alla fine degli anni '70, quando invece cambierà radicalmente l'atteggiamento del pubblico, tanto da costringere alla chiusura alcune testate storiche, come avviene per Life nel 1972.
Gli americani apprendono dalle immagini di fotografi come Bruce Davidson, Danny Lyon, Ernest Whiters, Charles Moore l'esistenza dei movimenti per i diritti civili iniziati alla fine degli anni '50.
Anche il drammatico conflitto in Vietnam viene documentato, nonostante il patriottismo imperante, con un approccio antieroico rispetto a quello sviluppato con la II Guerra mondiale. Il Vietnam è l'ultimo conflitto nel quale la partecipazione libera della stampa viene incoraggiata. Larry Burrrows, David Douglas Duncan (War Without Heroes 1970), Philip Jones Griffiths, Eddie Adams, Huynh Cong (Nick) Ut, Tim Page, Vo Anh Khanh sono tra i fotografi che hanno documentato questa guerra tragica.
Dall'altra parte dell'oceano siamo nel pieno della swingin' London. E' qui, in Inghilterra, che negli anni '60 emerge la figura del fotografo di moda David Bailey, a cui si ispirerà il regista Antonioni per il suo film Blow-Up.
Negli anni '60 lo storico John Szarkowski enuncia le nuove teorie della fotografia contemporanea: The Photographer's Eye (1966) indica il sovvertimento della regola per cui la fotografia deve emulare le altre arti e traccia una netta linea di demarcazione tra fotografia e pittura.
La mostra 'From The Picture Press' del 1973 mostra che i fotografi sconosciuti o operanti nel fotogiornalismo possono esplorare le possibilità del mezzo fotografico a loro piacimento. La pubblicazione 'Looking At Photographs' (1973, raccolta di 100 immagini appartenenti alla collezione del M.o.M.A.), sempre a cura di Szarkowski, indica i criteri di valutazione della nuova fotografia, attribuendo alla "tradizione" il ruolo di arbitro e indicando i punti fondamentali che definiscono una fotografia.
Dopo il "momento decisivo" di Cartier-Bresson (dal titolo del suo volume 'The decisive moment', pubblicato nel '52 con una copertina a cura di Matisse) la Straight Photography esemplificata da Paul Strand e Walker Evans, e la fotografia social-documentaristica espressa dalla FSA, la nuova direzione viene indicata dai fotografi americani quali Robert Frank, Lee Friedlander, Garry Winogrand, Harry Callahan, Danny Lyon e William Eggleston.
Nel 1978 l'esibizione Mirrors and Windows: American Photography Since 1960 fa da riassunto e compendio della nuova fotografia americana: William Eggleston, Eliot Porter, Sol LeWitt, Robert Smithson, Lucas Samaras, Ed Ruscha, Robert Cumming, Robert Heinecken, Ray K. Metzker sono solo alcuni dei nomi rappresentati.
Szarkowski sancisce che l'esibizione di The Family Of Man (1955) chiude un periodo di fotografia "pubblica", e sostiene che quella nuova non pretende di dare una visione reale o comprensiva del mondo. Chiara anche la dichiarazione riguardo al fallimento del mezzo fotografico per documentare gli avvenimenti come la guerra del Vietnam, fenomeni troppo estesi e complessi per essere riassunti e resi comprensibili attraverso le foto documentarie: meglio ricorrere ai simboli…
Nei primi anni '70, mentre tutte le arti cominciano a fondersi contribuendo alla nascita della multimedialità, Szarkowski promuove la fotografia come unico e puro fenomeno artistico. Nascono dipartimenti di fotografia nei maggiori musei e universita'.
Gli anni '70 sono gli anni della globalizzazione, il fatto economico diventa centrale per le grandi potenze, nascono organizzazioni politico-economico a livello mondiale. Iniziano le grosse migrazioni legate alla ricerca di lavoro. Nasce la world music.
In America Latina cominciano a manifestarsi le reazioni all'intervento statunitense iniziato con l'invasione di Cuba alla Baia dei Porci nel 1961, proseguito con il supporto dato a Pinochet, autore del colpo di Stato contro il governo democratico di Salvador Allende nel 1973, e poi con l'appoggio al regime dittatoriale di Anastasio Somoza in Nicaragua per tutti gli anni '70.
Fernando Castro, Raul Corrales, Alberto Diaz, Grete Stern, Ann Parker, Pedro Meyer sono solo alcuni dei nomi riuniti per l'esposizione 'Hecho in Latinoamerica' del 1978, concepita in opposizione al "made in USA".
Si sviluppa una nuova sensibilita' nei confronti delle popolazioni indigene, depositarie dell'identità originaria di paesi poi colonizzati e messi a confronto con l'Occidente. Così, oltre alla fotografia di carattere "etnico" si sviluppa una forte corrente di documentazione della situazione sociale in America Latina, anche a opera di fotografi stranieri.
Fotografi impegnati su questo fronte sono ad esempio Claudia Andujar in Brasile, Sara Facio e Alicia D'Amico in Argentina.
Gli obiettivi di Cloete Breytenbach, Ernest Cole ('House of bondage', 1967), Bob Gosani, Ranjith Kally, Peter Magubane e David Goldblatt ('The Transported: a South African Odissey', 1899) testimoniano l'apartheid.
Gli anni '70 non possono non tenere conto del femminismo, e prorio il femminismo unito al concetto di postmodernismo è protagonista di una nuova tendenza nell'arte e quindi anche nella fotografia. Evolverà fino ad arrivare ai giorni nostri con un ricco panorama di fotografia fatta da donne: tra le pubblicazioni più interessanti ricordiamo 'The Feminine Eye in Photography' (1973) di Judy Dater, 'The Woman's Eye' (1973) di Anne Tucker, 'Women Photographers: the other Observers, 1900 to the present' (1986) di Val Williams, e il piu recente 'A History of Women Photographers' (1994) di Naomi Rosemblum.
In California, a meta degli anni '70, Martha Rosler, Allan Sekula e Fred Lonidier guidano un gruppo che vuole riformare una visione della fotografia generale (si ispirano a Walter Benjamin, Bertold Brecht e Jean-Luc Godard). Nello specifico si rivolgono soprattutto ai progetti documentari. Lo scopo è ottenere dalla fotografia documentaria un effetto diverso da quello dalle precedenti esperienze che, proponendo immagini di "vittime fotografiche", hanno generato una sorta di voyeurismo vittimistico. Altri esponenti di questa nuova forma di fotografia documentaria sociale sono Lorraine Leeson e Peter Dunn.
L'arte concettuale, diffusa a partire dagli anni '80, non si identifica con uno stile ma rappresenta l'idea di cosa debba esprimere l'arte.
Andreas Gursky,Young Kim, Adrien Piper, Sigmar Polke, Anselm Kiefer, Gerard Richter, David Hockney, Orlan sono tra i primi artisti internazionali ad utilizzare il mezzo fotografico in tal senso.
In questo periodo cambia ancora una volta l'approccio fotogiornalistico: i confini tra fotogiornalismo, fotografia d'arte e documentaristica tendono a scomparire e i diversi generi si sovrappongono e formano un ibrido. Le riviste illustrate diminuiscono, gli editor tendono a ordinare foto dal contenuto e dallo stile ben definito (quindi foto a richiesta) e lo spazio che consente ai fotografi di esprimersi liberamente rispetto allo stile, alla selezione delle immagini e al contenuto diventa sempre più la galleria d'arte e il libro. Quest'ultimo tende ad avere testi scritti dai fotografi stessi, che servono a contestualizzare l'immagine.
Robert Frank e Diane Arbus rappresentano il nuovo modello per la fotografia documentaria così come una forte caratterizzazione viene data da altri personaggi del calibro di Mary Ellen Mark, Eugene Richards, Chauncey Hare, Chris Killip, David Hurn, Martin Parr, Susan Meiselas, Gilles Peress, Donna Ferrato, James Nachtwey, Philip Jones Griffiths.
Un altro nome di spicco è Sebastião Salgado, seppur in parte criticato per il tipo di approccio fotografico buonista e pittorialista di chi vuole cambiare la società con le fotografia.
Viene introdotto il concetto di Visione Neutrale, a sottintendere un apparente ruolo distaccato o privo di giudizio da parte dell'artista, semplice tramite tra l'osservatore e l'immagine: Jolene Rickard, Bettina Witteveen, Toshihiro Yashiro, Zhuang Hui, Vladimir Kuprejanov, Eugenio Dittborn, Park Bul-Dong, Thomas Ruff, Lynne Cohen, Christian Boltanski, Lorna Simpson.
Due testi importanti in questo momento di rinnovamento sono 'Thinking Photography' di Victor Burgin (1982) e 'La camera chiara' di Roland Barthes (1980).
Dalla fine degli anni '70 una nuova ondata di modernismo fotografico prende il nome di postmodernismo mentre già dalla metà della stessa decade si moltiplica l'utilizzo della macchina fotografica da parte di artisti impegnati in altri linguaggi.
Cindy Sherman è una delle prime fotografe ad essere chiamate artista e non fotografa.
Viene reintrodotto il concetto di sfuocatura già avanzato dal pittorialismo, e di conseguenza si sperimenta sulle tecniche di ripresa, sui materiali etc.
Kamel Dridi, Gerard Richter, David Levinthal, Garry Trudeau, James Welling, Barbara Ess, Nobuo Yamanaka, Adam Fuss, Joan Fontcuberta, Carlos Somonte, Barbara Pollak (mostra 'The Family of Men' in opposizione a 'The Family Of Man' del 1955)
Gli anni '70 non possono non tenere conto del femminismo, e prorio il femminismo unito al concetto di postmodernismo è protagonista di una nuova tendenza nell'arte e quindi anche nella fotografia. Evolverà fino ad arrivare ai giorni nostri con un ricco panorama di fotografia fatta da donne: tra le pubblicazioni più interessanti ricordiamo 'The Feminine Eye in Photography' (1973) di Judy Dater, 'The Woman's Eye' (1973) di Anne Tucker, 'Women Photographers: the other Observers, 1900 to the present' (1986) di Val Williams, e il piu recente 'A History of Women Photographers' (1994) di Naomi Rosemblum.
La fine degli anni '70 è caratterizzata dalla Constructed Photography o Staged Photography, in cui le immagini sono preventivamente organizzate e studiate nei minimi dettagli. Un genere che ancora oggi viene proposto da numerosi artisti: Sandy Skoglund, Peter Fischli & David Weiss, James Casebere, Thomas Demand, Gabriel Orozco, Michael Boran, Laurie Simmons, Tokihiro Satoh, Yinka Shonibare, Joel Peter Witkin, Tim Head.
Gli anni più recenti sono molto difficilmente riassumibili. Le tendenze si sovrappongono e si moltiplicano e gli artisti percorrono strade sempre meno accumunabili. Per esempio, nella mostra 'Fashion: Photography of the nineties' (1998), fotografie di artisti contemporanei sono mescolate a fotografie di moda e pubblicità. Basti notare quanto le immagini di artisti come Nan Goldin e Larry Clark abbiano influenzato la fotografia di moda degli anni '90. Naturalmente esistono sempre dei punti di riferimento, ma preferiamo rimandare questa parte della storia della fotografia a esposizioni più dettagliate ed estese, ricordando brevemente che nella storia più recente occupa sicuramente un ruolo centrale l'utilizzo del digitale e il dibattito che innesca.
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