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Christmas Book Set #2: I FONDAMENTALI (Deluxe Edition)

Christmas Book Set #2: I FONDAMENTALI (Deluxe Edition)

 313,00

William Eggleston – William Eggleston’s Guide
MoMA, 2002
Copertina rigida, 24×23.5 cm
112 pagine, 48 fotografie a colori
Lingua inglese

Luigi Ghirri – Kodachrome
MACK, 2018
Copertina morbida, 20×27 cm
104 pagine, 92 fotografie a colori
Lingua italiana

Stephen Shore – Uncommon Places. The Complete Works
Thames&Hudson, 2015 (III edizione)
Copertina rigida, 32×26 cm
208 pagine, 180 fotografie a colori
Lingua inglese

Nan Goldin – The Ballad of Sexual Dependency
Aperture, 2012
Copertina rigida, 26×24 cm
146 pagine, fotografie a colori
Lingua inglese

Anders Petersen – Café Lehmitz
Schirmer-Mosel, 2004
Copertina rigida, 21×24 cm
90 pagine, 88 fotografie in bianco e nero
Lingua tedesca e inglese

August Sander – Uomini del XX Secolo. Ritratti 1892-1952
Motta, 1991 (I edizione)
Copertina rigida, 23.5×29.5 cm
342 pagine, 431 fotografie in b/n
Lingua italiana

Costo complessivo del set: € 348,00
Applicato sconto del 10% –> € 313,00

Disponibile su ordinazione

I libri che non dovrebbero mancare sugli scaffali degli appassionati di fotografia.
Certo non è argomento che si possa esaurire in cinque titoli, ma qualunque sia il vostro genere preferito, questi libri hanno qualcosa di importante da insegnarvi.

 

William Eggleston – Willaim Eggleston’s Guide

MoMA, 2002
Copertina rigida, 24×23.5 cm
112 pagine, 48 fotografie a colori
Lingua inglese

“William Eggleston, uno dei più rinomati fotografi, oggi passato al colore, sarà in mostra presso il The Museum of Modern Art dal 25 maggio al 1 agosto. L’esposizione presenta circa 75 stampe selezionate da John Szarkowski, Direttore del Dipartimento di Fotografia, che ha anche redatto una monografia illustrata dal titolo ‘William Eggleston’s Guide’, il primo libro di fotografie a colori edito dal Museo”.

E’ l’incipit del comunicato stampa del MoMA che nel 1976 annuncia la mostra e la relativa pubblicazione del libro. Da allora la Guida è stata pubblicata molte volte – e anche se sappiamo che un libro non va giudicato dalla copertina, quel triciclo è difficile da dimenticare: il punto di vista rasoterra (più basso di quello del probabile proprietario) lo rende dominante sulle case e soprattutto sul mezzo di trasporto degli adulti, la macchina, che risulta in miniatura parcheggiata tra le ruote del triciclo. Racchiuso tra le manopole rosse, il manubrio tondo e arrugginito punta verso il cielo. Un capovolgimento delle proporzioni che ha qualcosa di inquietante – chissà se il triciclo di Shining (che uscirà poco dopo, nel 1980) ha un debito con quest’immagine.

Il libro presenta 48 immagini selezionate tra le 375 che Eggleston aveva scattato tra il 1969 e il 1971. I soggetti sono amici e parenti, i vicini di casa, le strade di Memphis e dintorni. Più che un documento sociale è un diario. Eggleston ci porta in giro con sé: incontriamo una signora in un abito vistoso e occhiali da gatta, seduta con le gambe accavallate su un altrettanto vistoso divano abbandonato sul ciglio della strada. Ci fermiamo a osservare le curve di un parafango nero scintillante; o ancora, guardiamo una donna dai capelli grigi, vestita di una sbiadita vestaglia a fiori. E’ in piedi, sta aspettando qualcosa, incorniciata in una grande porta scura di una stanza dalle pareti verde menta.

L’atmosfera è quella del sud degli Stati Uniti; dalle radio escono le canzoni degli Allman Brothers e dei Lynyrd Skynyrd. Protagonista è la banalità dell’esistenza, la stessa che ritroviamo dei racconti brevi di Raymond Carver.

Questa mostra – e il relativo libro – hanno costretto il mondo dell’arte a confrontarsi con la fotografia a colori, fino ad allora considerata amatoriale, buona per gli album di famiglia.
Da qui ha inizio una nuova era.

 

Luigi Ghirri – Kodachrome

MACK, 2018
Copertina morbida, 20×27 cm
104 pagine, 92 fotografie a colori
Lingua italiana

Luigi Ghirri occupa da sempre un posto in prima fila nel pantheon dei padri fondatori della fotografia italiana contemporanea. Ci ha consegnato in eredità un corpus di immagini familiari e al contempo stranianti, frammenti di luoghi semplici e conosciuti ma trasfigurati nelle sue composizioni. Una poetica dello stupore per ciò che all’apparenza è insignificante, che ha lasciato un solco profondissimo nella storia del discorso fotografico italiano.

Kodachrome, nella sua prima edizione, era stato autoprodotto da Ghirri stesso nel 1978, e uscì per la casa editrice Punto e Virgola, che lui aveva fondato a Modena con la moglie Paola Bergonzoni.
Nell’introduzione Ghirri scrive: “Il senso che cerco di dare al mio lavoro è quello di verificare come sia ancora possibile desiderare e affrontare la strada della conoscenza, per poter infine distinguere l’identità precisa dell’uomo, delle cose, della vita, dall’immagine dell’uomo, delle cose, della vita”. In Kodachrome, la via per ripensare la nostra percezione della realtà è segnata dal potere selettivo dell’inquadratura che Ghirri utilizza per farci riscoprire tutto quello che non siamo più in grado di vedere perché sempre davanti a noi.

Kodachrome è il nome della pellicola in quegli anni molto diffusa per le fotografie a colori. Oggi non esiste più: l’ultimo rullino è stato sviluppato il 30 dicembre 2010.

Il libro, per molti anni sostanzialmente irragiungibile e disponibile solo nel mondo del collezionismo, è tornato sugli scaffali delle librerie nel 2018 grazie all’editore inglese MACK che per realizzarlo si è recato a Modena dallo stampatore Arrigo Ghi (a cui si deve molto della qualità del colore di Ghirri) per ritrovare, insieme a lui, il tono originale delle immagini.
La nuova edizione è identica all’originale, con in aggiunta un testo critico di Francesco Zanot.

 

Stephen Shore – Uncommon Places. The Complete Works

Thames&Hudson, 2015 (III edizione)
Copertina rigida, 32×26 cm
208 pagine, 180 fotografie a colori
Lingua inglese

Nel gennaio del 1975 William Jenkins curò, presso la George Eastman House di Rochester, la mostra New Topographics: Photographs of a Man-Altered Landscape. I dieci autori selezionati, quasi tutti americani, erano: Robert Adams, Lewis Baltz, Joe Deal, Frank Gohlke, Nicholas Nixon, John Schott, Stephen Shore e Henty Wessel Jr. e i coniugi tedeschi Bernd e Hilla Becher.
A eccezione di Stephen Shore, tutti presentarono immagini in bianco e nero.

La mostra segnò un cambiamento radicale nella storia della fotografia e ‘New Topographers’ diventò il nome di uno stile, identificando un vero e proprio movimento.
A rendere così impotante questa mostra fu il nuovo approccio alla fotografia di paesaggio: dalla celebrazione della natura incontaminata – dalle meravigliose immagini di Ansel Adams – si passava improvvisamente al mondo ‘così com’era nella realtà’, affatto spettacolare, modificato dall’uomo, guardato attraverso l’obiettivo rigoroso degli autori.

Breve divagazione:
Non sorprende affatto leggere che nel 1975 a gran parte del pubblico e della critica quella mostra non piacque affatto (in compenso, adesso è la seconda esposizione più citata nella storia della fotografia). Racconta Il Guardian in un articolo che gli studenti dell’Università di Rochester furono incaricati di fare una specie di sondaggio, intervistando il pubblico. La maggior parte dei visitatori espresse opinioni negative. Un signore, sorprendendosi nel riconoscere il proprio camion in una fotografia di Robert Adams, commentò: “All’inizio sembrano insignificanti, ma se le guardi meglio ti accorgi che mostrano le cose per come sono. Questo è interessante, lo è davvero.”

In questo contesto è da leggere il lavoro di Stephen Shore. Pubblicato nella sua prima edizione nel 1982, le immagini a colori, di grande formato, rappresentano un tentativo di articolare gli archetipi visivi che contribuiscono a creare l’immagine americana.
I luoghi che racconta testimoniano la trasformazione del paesaggio e diventano la sintesi, il simbolo dell’Americanità degli anni ’80.

Scrive Shore nel 1982 “Fino all’età di 23 anni ho vissuto sostanzialmente a Manhattan. Nel 1972 sono partito con un amico, eravamo diretti ad Amarillo, Texas. Poiché non guidavo, la mia prima scoperta dell’America è stata incorniciata dal finestrino della macchina. Un vero e proprio shock”.

Uncommon Places è una raccolta delle immagini dei viaggi di Shore attraverso il paese. Nuove narrazioni scaturiscono dal profondo di ogni fotografia: un parcheggio racconta il sogno realizzato dell’industria automobilistica americana, un gigantesco cartellone pubblicitario si fa beffa del paesaggio di cui ostacola la vista. Shore colleziona simboli con intelligente intuizione e grande maestria.

 

Nan Goldin – The Ballad of Sexual Dependency

Aperture, 2012
Copertina rigida, 26×24 cm
146 pagine, fotografie a colori
Lingua inglese

Ballata del magnaccia (Tango Ballad)
da Bertoldt Brecht, L’opera da tre soldi

O giorni belli, che passammo là
A far l’amore in piena libertà
E quando a soldi si era un po’ nei guai
Tu mi dicevi: “Come, non lo sai?
Della camicia a meno si fa!”

E allora io diventavo un po’ cattiva
Ti rinfacciavo le porcate che facevi
E tu mi davi un cazzottone in bocca
E andavo a letto con la faccia blu
Eppure mai dimenticar potrò
Quel caro luogo dove ci si amò

The Ballad of Sexual Dependency è un diario che ho lasciato aperto affinchè le persone lo leggessero, è il modo in cui mantengo il controllo sulla mia vita. Mi permette di immortalare quasi ossessivamente ogni dettaglio.
– Nan Goldin

The Ballad of Sexual Dependency non nasce per diventare un libro. Per diversi anni è una sorta di performance: Goldin proietta le immagini, accompagnandole alla musica. Non a caso il titolo è ispirato a una canzone di Bertoldt Brecht. La selezione e la sequenza cambiano ogni volta. Pare che una delle prime volte sia stata nel 1978 in occasione del compleanno di Frank Zappa – solo nel 1986 Aperture ferma la sequenza in un libro. Sono istantanee della sua vita privata, intima: gli amici, gli eccessi, gli amori, la disperazione, la gioia, la dipendenza. Insieme a Nan Goldin partiamo da Boston e negli anni ‘70 ci trasferiamo a New York: il lavoro è costruito interamente su un punto di vista soggettivo.

Nel saggio introduttivo racconta della propria infanzia, della voglia di fuggire, del suicidio della sorella a cui era molto legata e a cui è dedicata la Ballad. Rievoca l’amore per Brian il ‘cattivo’, le violenze subite, la dipendenza dal suo corpo.

Eppure nella fotografia di Goldin non c’è spazio per la nostalgia. “Se ogni fotografia è una storia, allora l’accumulazione di queste immagini si avvicina all’esperienza della memoria. E’ una storia senza fine”.

Il lavoro di Nan Goldin ha ispirato e continua a ispirare moltissimi autori. Evidente è l’influenza che ha esercitato sull’immaginario del mondo vicino alla moda. Tra le eredi più convincenti, viene in mente il lavoro di Corinne Day, la fotografa che lanciò la carriera di Kate Moss…

 

Anders Petersen – Café Lehmitz

Schirmer-Mosel, 2004
Copertina rigida, 21×24 cm
90 pagine, 88 fotografie in bianco e nero
Lingua tedesca e inglese

Da questa serie Tom Waits ha tratto l’indimenticabile immagine di copertina di Rain Dogs (1978). Le fotografie di Petersen hanno proprio quell’atmosfera… ti dirò tutti i miei segreti / ma mentirò sul mio passato

Gli scatti risalgono alla fine degli anni ‘60. Il giovane Petersen ha appena terminato la scuola di fotografia a Stoccolma (con Strömholm) e si trasferisce ad Amburgo, dov’era già stato qualche anno prima per studiare il tedesco e si era fatto degli amici proprio nel quartiere di St. Pauli, quello a luci rosse. Quando torna cerca gli amici – non li trova e al loro posto scopre un bar: il Café Lehmitz. Gli avventori sono soprattutto alcolizzati e prostitute, persone ai margini della società.
“Le persone, a Café Lehmitz, avevano una presenza e una sincerità che a me mancava. Lì eri libero di sentirti disperato, di aver voglia di tenerezza, di stare per i fatti tuoi o di cercare la compagnia degli altri. Era un luogo totalmente spoglio, ma ricco di calore e tolleranza.”

Cafè Lehmitz è una specie di album di famiglia. Un lavoro che resterà caratterizzante per tutta la lunga carriera di Petersen e che è stato pubblicato da editori diversi in vari formati

 

August Sander – Uomini del XX Secolo. Ritratti 1892-1952

Motta, 1991 (I edizione)
Copertina rigida, 23.5×29.5 cm
342 pagine, 431 fotografie in b/n
Lingua italiana

Nato nel 1876 nel sobborgo industriale di Herdorf, in Renania, Sander inizia prestissimo a fotografare i minatori, proseguendo poi come assistente di un fotografo militare. Nel 1910 apre uno studio a Colonia e si dedica alla realizzazione di quella che sarà una delle più importanti opere fotografiche del ‘900: un vero e proprio censimento della società contemporanea, a cui lavorerà inizialmente fino alla fine degli anni ‘20 (gli anni della Repubblica di Weimar). Nel 1929 esce Antlitz der Zeit (Volto del Tempo), prima raccolta di sessanta ritratti, accompagnata da un testo di Alfred Döblin che affronta il rapporto del mezzo fotografico con i temi della verità e della massificazione dell’individuo in quella che, da lì a pochi anni, sarebbe stata definita da Walter Benjamin l’epoca della riproducibilità tecnica dell’opera d’arte. Non a caso nel 1931 Benjamin cita Antlitz der Zeit nella sua ‘Piccola storia della fotografia’ definendolo uno dei migliori esempi di come la fotografia abbia una funzione sociale e politica, piuttosto che estetica.

Nel 1936, sotto il regime nazista, il libro fu sequestrato e le lastre distrutte: l’uomo proposto dal fotografo non soddisfaceva il modello ideale. Lo studio di Colonia fu distrutto nel 1944.

Sander prosegue nel proprio lavoro, di cui, nel corso degli anni, usciranno diverse versioni. Questa è la prima edizione italiana, accompagnata da un testo di Ulrich Keller e da un’introduzione di Giovanni Chiaramonte.

Uomini del XX secolo è un’antologia visiva dei tipi sociologici che compongono la Germania: contadini, muratori, pasticceri, filosofi, banchieri, politici, artisti, vagabondi…

Costo complessivo del set: € 348,00
Applicato sconto del 10% –> € 313,00

Informazioni aggiuntive

Peso 6 kg

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