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Christmas Book Set #4: FOTOGRAFIA E TESTO

Christmas Book Set #4: FOTOGRAFIA E TESTO

 193,00

Roger Eberhard – Human Territoriality

Patrick Frey, 2020
Copertina rigida, 24,5×33,5 cm
116 pagine, fotografie a colori
Lingua inglese

Jason Fulford – Contains: 3 Books 

The Soon Institute, 2016
3 volumi con cofanetto
Copertina rigida, 13×18 cm
216 pagine, fotografie a colori
Lingua inglese

Jason Vaughn e Brad Zellar – Dritfless 

TBW Books, 2018
Copertina rigida, 22,8 x 28,5 cm
92 pagine, 50 fotografie a colori
Lingua inglese

Nicholas Muellner – In Most Tides An Island 

Self Publish Be Happy, 2017
Copertina rigida, 16,5 x 24 cm
344 pagine, fotografie a colori e bianco e nero
Lingua inglese

Costo complessivo del set: € 215,00
Applicato sconto del 10% –> € 193,00

Disponibile anche in versione Deluxe, con un titolo in più

Disponibile su ordinazione

While photographs may not lie,
Liars may photograph.
– Lewis Hine

Il rapporto tra parola e immagine è un tema complesso, dalle mille sfaccettature e possibilità. Nel mondo più tradizionalmente fotografico la parola è comparsa sempre più frequentemente nei libri soprattutto negli ultimi anni, passando dal ruolo di testo introduttivo o di didascalia più o meno estesa a parte integrante del lavoro. Un dato di fatto che si riflette nella più frequente presenza a scaffale di libri siffatti, e non solo: nel 2015 il Festival di Arles, che assegna uno dei più importanti premi al libro fotografico, ha inaugurato la nuova categoria photo/text.

Chi scrive? A volte lo stesso autore delle immagini, altre volte l’opera finale nasce dalla collaborazione tra uno scrittore e un fotografo. Può succedere che le immagini vengano integrate in un testo già esistente, o che le parole nascano dall’ispirazione offerta dalle immagini.

Quale possibile relazione? Anche questa domanda apre a molte possibilità. Pensiamo al lavoro di James Agee e Walker Evans (in italiano è Sia lode ora a uomini di fama) che fu realizzato originariamente nel 1936: un esempio di new journalism, che mescola registri narrativi e generi diversi. In questo caso, il testo specifica, contestualizza, racconta l’immagine. Per certi versi può essere considerato un illustre precedente del lavoro di Muellner che trovate nella nostra selezione. Più in senso giornalistico va invece inteso il lavoro di Roger Eberhard sui confini, quasi un trattato di geopolitica.

Altre volte la relazione è meno ovvia: può essere che parole e immagini, accostandosi, creino un’atmosfera riconoscibile, ma un significato incerto, che chiede l’intervento del lettore. In questo caso il testo potrebbe anche servire per costringere l’osservatore a fermarsi, osservare con attenzione, cercare delle connessioni non immediatamente evidenti. A questa categoria appartengono i lavori di Jason Fulford, Gus Powell, e Jason Vaughn/Brad Zellar.

Altre volte ancora, il testo condivide lo spazio fisico della fotografia, la copre, la circonda. Pensiamo a David Seymour, Jim Goldberg, Ed Templeton. Verrebbe da aggiungere a questa breve lista Shirin Neshat, che però non rientra esattamente nel nostro ambito, non fosse altro perché non usa il libro come modalità privilegiata di espressione.

Sono solo alcune delle possibilità. Noi qui abbiamo accostato una citazione (quella sopra, di Lewis Hine) a un testo in una relazione che ha un senso ma non è immediatamente evidente, compiendo praticamente la stessa operazione. Quello che è cambiato negli ultimi anni, forse, è che la fotografia si è considerata alla pari di qualsiasi altra pratica artistica e i fotografi si sono sentiti più liberi di azzardare nuove soluzioni, cercare strade diverse, senza paura di essere considerati presuntuosi.

Non dimentichiamo che il nuovo allestimento del MoMA, che si caratterizza proprio per una rilettura complessiva della storia dell’arte, che include anche la fotografia alla pari di qualunque altra espressione artistica, è stato inaugurato appena un anno fa.

E’ tempo di considerare la fotografia per quello che è: una forma d’arte, e lasciare agli autori le porte aperte su infinite possibilità.

Roger Eberhard – Human Territoriality

Patrick Frey, 2020
Copertina rigida, 24,5 × 33,5 cm
116 pagine, fotografie a colori
Lingua inglese

Si apre con le parole del premio Nobel Wisława Szymborska il bel libro di Roger Eberhard, uscito a marzo di quest’anno per l’editore svizzero Patrick Frey. La nona monografia dell’autore nato nel 1984 a Zurigo presenta cinquantuno immagini a colori di paesaggi che in passato sono stati attraversati da confini.

La spinta iniziale di questo corpo di lavoro è offerta dalla campagna elettorale di Donald Trump, che nel 2016 promuove la costruzione di un muro lungo i 3.145 chilometri che separano il Messico dagli Stati Uniti. È lì che Eberhard dirige inizialmente le proprie ricerche. Studiando, si accorge che i confini non sono per niente stabili. Resta affascinato dalla scoperta che le origini di questi cambiamenti raccontano storie di ogni tipo: guerre, conquiste e trattati, ma più spesso di quanto non pensiamo, anche cause naturali.

All’inizio del Novecento nel mondo vi erano circa 55 Stati, negli anni Sessanta erano già 90 e oggi sono circa 200. Una tendenza costante all’aumento, sotto la pressione di paesi che rivendicano l’autonomia. Eberhard ci mostra che il nazionalismo non ha senso: la tracciatura delle frontiere è del tutto incerta, in costante evoluzione. Sono linee che disegnano un autoritratto in trasformazione. Non importa quanto tu sia orgoglioso, fiero delle tue frontiere, perché è certo che in futuro cambieranno.

Nel libro, ciascuna immagine è accompagnata da un testo che ne racconta la storia e la sequenza è compresa tra un testo di un professore di geografia politica e una serie di cartine che mostrano la precisa collocazione dei luoghi.

 

Jason Fulford – Contains: 3 Books 

The Soon Institute, 2016
3 volumi con cofanetto
Copertina rigida, 13×18 cm
216 pagine, fotografie a colori
Lingua inglese

Un cofanetto argentato che contiene tre piccoli volumi, risultato di tre anni di lavoro in quindici paesi.

Ispirato da uno dei suoi film preferiti da bambino (“Alta Tensione” di Mel Brooks), Contains 3 Books declina il tema della follia e tre possibili relazioni tra testo e immagini.

‘Mild Moderate Severe Profound’ (i quattro gradi della disabilità intellettiva) presenta 33 storie vere, ciascuna accompagnata da un’immagine che la rappresenta.

‘I Am Napoleon’ è un’allegoria associativa tra citazioni e immagini. Sull’ultima pagina Fulford scrive così: “Sottoposto alla macchina della verità, alla domanda ‘sei Napoleone?’ il paziente rispose ‘No’. Secondo la macchina della verità, mentiva.”

Nell’ultimo volume ‘&&’ le immagini sono dissociate – fatto evidenziato dalle doppie pagine bianche che separano ciascuna fotografia. L’unico testo presente è sulla copertina, dove l’autore ha riportato, scritti a mano, una serie di titoli di libri sul disagio mentale. Colpisce che titoli siano 18, così come le immagini.

‘I Am Napoleon’ si apre con una nota introduttiva che può essere considerata emblematica del lavoro nel suo complesso: ‘Credo che qualsiasi libro, immagine o composizione di qualunque tipo, una volta che viene consegnato al mondo, genera un effetto diverso su qualsiasi persona che provi seriamente a confrontarsi con esso. Di certo non penso che l’autore abbia alcun monopolio sulla sua interpretazione’

‘Contains 3 Books’ nasce anche grazie alla Guggenheim Fellowship ricevuta da Fulford e soprattutto dalla collaborazione con l’amico editore Lorenzo De Rita (The Soon Institute).
Ogni volume si conclude con una fotografia del frisbee che chi segue l’autore conosce bene. Il cofanetto contiene anche un cartoncino con le lettere dell’alfabeto disegnate (in forme di animali o persone), forse un suggerimento a considerare altre possibili relazioni tra immagini e parole.

Come tutti i libri di Fulford, ‘Contains 3 Books’ è un oggetto da tornare ad aprire nel tempo, scoprendo ogni volta un nuovo livello di lettura.

Jason Vaughn e Brad Zellar – Dritfless 

TBW Books, 2018
Copertina rigida, 22,8 x 28,5 cm
92 pagine, 50 fotografie a colori
Lingua inglese

Driftless è il diario spirituale di un periodo complesso nella vita di Jason Vaughn. Guarito dal cancro e in attesa del secondo figlio, Vaughn decide di trasferirsi per un anno in un appartamento in affitto vicino al fiume Mississippi. Siamo in un luogo sperduto del Wisconsin meridionale. Il titolo è un gioco di parole: ‘driftless’ è come viene chiamata la zona (perché risparmiata dalla glaciazione), ma significa anche ‘vagare senza uno scopo’

Il libro racconta metaforicamente i concetti esistenziali di permanenza e stabilità mentre descrive dettagli apparentemente irrilevanti della vita quotidiana. Alle immagini si sommano le parole dello scrittore Brad Zellar, già conosciuto per la collaborazione con Alec Soth.

La coppia Vaughn e Zellar funziona alla perfezione: i due si sostengono reciprocamente nella tessitura di una narrativa; la sovrapposizione dei reciproci interventi trasforma progressivamente la conversazione a due voci in una storia condivisa.

L’incastro tra immagini e parole è anche la ricerca di un nuovo equilibrio interiore. La presenza del fiume – che porta a mettere costantemente in discussione l’idea stessa di permanenza – è fondamentale. Vaughn stesso racconta che vivere vicino a un corso d’acqua, in quel periodo, gli ha consentito di guardare alla vita da una prospettiva diversa.

Nel libro, una doppia pagina si apre su due immagini di uno stormo in volo. Il cielo è freddo, gli uccelli stanno migrando verso un clima più mite. Sotto, risponde Brad Zellar: “hey, options.”

Nicholas Muellner – In Most Tides An Island (firmato)

Self Publish Be Happy, 2017
Copertina rigida, 16,5 x 24 cm
344 pagine, fotografie a colori e bianco e nero
Lingua inglese

Un libro decisamente unico: non è un saggio, non è una cronaca, non è un libro fotografico tradizionale. Il risultato dell’intreccio di linguaggi diversi – sia dal punto di vista della scrittura che delle immagini – è una narrazione fluente e intrigante. Le fotografie dell’autore sono a colori e in bianco e nero (queste ultime, manipolate con l’uso di artifici non digitali per creare l’effetto disorientante dell’isola-che-non-c’è), ma nel volume compaiono anche fotografie scaricate da siti d’incontri per uomini omosessuali (i ritratti dei profili, che soluzioni diverse rendono non riconoscibili).

La storia stessa intreccia attraverso i venti capitoli due filoni narrativi differenti: da un lato la situazione attuale degli uomini gay in Russia, comunità perseguitata che non può uscire allo scoperto, a cui fa da controcanto una storia di finzione, la cui protagonista è una donna su un’isola deserta dei Caraibi.

Un libro che è giornalismo, è romanzo, è diario, è racconto per immagini, è appropriazione e rielaborazione di immagini altrui. La domanda su cui riflette resta comunque la stessa: cosa significano intimità e solitudine nel mondo di oggi, alienato ma iperconnesso? Come sentirsi meno soli e riuscire ad essere amati per quello che si è? Un tema difficile, ma molto moderno, affrontato in modo creativo e interessante.

Nicholas Muellner è professore associato e co-direttore del Master Image-Text dell’Ithaca College di New York.
In Most Tides An Island è stato finalista al premio Aperture/Paris Photo Photobook of the Year e oggi è fuori catalogo.

Costo complessivo del set: € 215,00
Applicato sconto del 10% –> € 193,00

Disponibile anche in versione Deluxe, con un titolo in più

Informazioni aggiuntive

Peso 6 kg

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