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Red Desert Now! L’eredità di Antonioni nella fotografia italiana contemporanea – autori vari

Red Desert Now! L’eredità di Antonioni nella fotografia italiana contemporanea – autori vari

 32,00

Linea di Confine, 2017
Copertina morbida, 25 x 30 cm
138 pagine, fotografie a colori e b/n
Lingua italiana e inglese

Disponibile (ordinabile)

Il regista Michelangelo Antonioni è tra gli autori che più hanno attirato l’attenzione dei fotografi europei ed americani già dai primi anni Sessanta. Con Il deserto rosso del 1964, il suo primo film a colori, ambientato nell’area industriale di Ravenna, Antonioni con la fotografia delle sue immagini crea una nuova estetica del paesaggio industriale e urbano, che sarà di riferimento per la fotografia internazionale. La figura di Antonioni – con il suo interesse per la fotografia nel cinema e l’influenza che ha avuto sulla cultura visiva contemporanea – è stata oggetto di numerose iniziative, fra le quali la recente mostra dedicata a Blow-Up. Antonioni’s Classic Film and Photography1 del 2014. Un’ampia riflessione fra la fotografia americana della prima metà degli anni Settanta e il cinema di Antonioni, così come quello di Jean-Luc Godard, è stata prodotta in occasione della riedizione e del tour in Europa della celebre mostra New Topographics2 fra il 2011 e il 2012. Per molti dei fotografi della generazione che ha operato negli anni Settanta e Ottanta, la figura di Antonioni è stata un riferimento imprescindibile. Più di Fellini, un altro grande regista italiano dell’epoca amato dai fotografi, è proprio Antonioni che assegna alla fotografia, intesa come inquadratura immobile nella struttura narrativa del film, un ruolo che prima non le era mai stato riconosciuto. Nella cultura visiva dell’epoca, mai la fotografia aveva assunto un ruolo così determinante nell’opera di un regista. Nei primi anni Sessanta, in Italia (ma non solo, come si vedrà) la fotografia poteva rivendicare un ruolo alto in un’opera cinematografica di ricerca volta ad interpretare le problematiche del moderno. Tuttavia questa fotografia, che si presenta spesso come una sorta di quadro informale, rimanda ad un un mondo «regolato da un mito di pura bellezza pittorica», come ha scritto Pier Paolo Pasolini, e fa de Il deserto rosso un’opera con uno spiccato formalismo, oltre che sperimentale. Su questo formalismo molte voci si sono levate, a favore o contro, e in questo catalogo diamo conto di questo dibattito con l’intervista al fotografo Guido Guidi e all’artista concettuale Franco Vaccari, che con le loro testimonianze ripercorrono i temi di quel confronto. Se questo è stato vero per una generazione di fotografi che hanno dovuto innanzitutto conquistare e difendere con la fotografia uno spazio autonomo di ricerca, viene da chiedersi quale sia stato il lascito di questo film sulle generazione di autori più recenti, per le quali non si è trattato di conquistare uno spazio culturale per la fotografia, ma di rinnovarlo e di ricontestualizzarlo, anche alle luce dello sviluppo delle tecnologie digitali di ripresa e di produzione.

Tra gli autori Joachim Brohm, Luca Capuano, Marcello Galvani, William Guerrieri, Guido Guidi, Gerry Johansson, Franco Vaccari e Francesco Neri

Informazioni aggiuntive

Peso 3 kg

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